Una mattina, consultando l’estratto conto sull’applicazione La Banque Postale, appare una linea di bonifico in addebito senza una descrizione riconoscibile. Né il nome del beneficiario, né l’importo corrispondono a una spesa prevista. La situazione è comune e la reazione nelle prime ore condiziona le possibilità di recuperare i fondi.
Identificare la descrizione sospetta prima di qualsiasi azione
Prima di contattare la banca, si guadagna tempo verificando autonomamente l’origine dell’addebito. La descrizione visualizzata su un estratto conto La Banque Postale spesso riprende un nome commerciale abbreviato o un identificativo creditore SEPA, non sempre leggibile a prima vista.
Un abbonamento dimenticato, un addebito assicurativo sotto un nome di società madre, un pagamento ricorrente autorizzato da un vecchio telefono: questi casi rappresentano una parte non trascurabile degli avvisi. Incrociare l’importo, la data e la descrizione con le e-mail di conferma d’acquisto o i contratti in corso consente di eliminare rapidamente le false piste.
Se l’addebito rimane inspiegato dopo questa verifica, si passa alla contestazione. Di fronte a un bonifico in addebito sconosciuto presso La Banque Postale, il riflesso è segnalare l’operazione dall’area clienti online, sezione contestazione operazione, o contattare direttamente il centro finanziario associato al conto.

Contestazione di un bonifico non autorizzato: termine legale e onere della prova
Il Codice monetario e finanziario prevede un termine di tredici mesi per contestare un’operazione non autorizzata presso la propria banca. Questo termine decorre dalla data di addebito. Superato questo limite, la banca può rifiutarsi di esaminare la richiesta.
Un punto di diritto spesso mal compreso: questo termine di tredici mesi riguarda la contestazione bancaria, non l’azione legale. Secondo un’analisi giuridica pubblicata nell’agosto 2026, un’azione legale per rimborso può rimanere aperta nel termine di prescrizione di diritto comune, a condizione che la contestazione sia stata formulata in tempo presso l’istituto.
La banca deve provare il consenso del cliente
Il semplice fatto che un bonifico sia stato tecnicamente autenticato non è sufficiente a dimostrare che il titolare del conto lo abbia realmente autorizzato. Una sentenza della Corte di cassazione del 1° luglio 2026 ricorda questa regola. L’onere della prova spetta alla banca, non al cliente.
In pratica, La Banque Postale deve produrre elementi che dimostrino che il pagatore ha dato il suo consenso (accesso all’area clienti, convalida tramite Certicode Plus, ad esempio). Se non può farlo, il rimborso deve avvenire al più tardi il giorno lavorativo successivo alla ricezione della contestazione.
Bonifico fraudolento e falso RIB: due situazioni, due regimi
Si confondono spesso bonifico non autorizzato e frode al falso RIB. La distinzione cambia tutto sul piano giuridico e sulle possibilità di rimborso.
- Il bonifico non autorizzato è un’operazione avviata senza il consenso del titolare del conto (hacking dell’area clienti, furto d’identità). Il regime di rimborso è favorevole al cliente.
- La frode al falso RIB si verifica quando il titolare del conto effettua lui stesso il bonifico, ma verso un IBAN falsificato ricevuto via e-mail (un truffatore che si spaccia per un artigiano, un notaio, un fornitore). L’operazione è quindi giuridicamente considerata autorizzata.
- Nel secondo caso, la banca non è tenuta a rimborsare automaticamente, poiché il cliente ha convalidato il trasferimento. Il ricorso passa quindi attraverso una richiesta di richiamo di fondi presso la banca del beneficiario, con possibilità di successo che diminuiscono ogni giorno.
I resoconti variano su questo punto, ma diverse analisi giuridiche recenti sottolineano che il confine tra queste due situazioni è oggetto di crescenti contenziosi davanti ai tribunali.

Procedure concrete dopo la segnalazione a La Banque Postale
Una volta depositata la contestazione online o allo sportello, il passo successivo dipende dal tipo di frode identificata.
Bloccare gli accessi compromessi
Se il bonifico sospetto proviene da un accesso non autorizzato all’area clienti, si cambia immediatamente la password e si disattivano i dispositivi connessi. L’applicazione La Banque Postale consente di gestire i dispositivi di fiducia dalle impostazioni di sicurezza. Fare opposizione sulla carta di credito è anche raccomandato se i dati di pagamento potrebbero essere stati compromessi contemporaneamente.
Costituire un dossier solido
La denuncia rafforza il dossier, sia presso il commissariato che sulla piattaforma Thesee per le frodi online. Si conservano anche le schermate dell’estratto conto, le e-mail sospette ricevute e tutta la corrispondenza con il presunto creditore.
- Screenshot del bonifico controverso con data, importo e descrizione visibili
- Copia della contestazione inviata a La Banque Postale (modulo online o raccomandata)
- Ricevuta di deposito della denuncia
- Qualsiasi e-mail o SMS che ha preceduto l’operazione fraudolenta (tentativo di phishing, falso RIB allegato)
Ricorso se la banca rifiuta il rimborso
In caso di rifiuto, la reclamo scritto al servizio clienti apre un termine di trattamento. Se la risposta rimane insoddisfacente, il mediatore di La Banque Postale può essere contattato gratuitamente dopo aver esaurito la procedura interna. La richiesta può essere effettuata online o per posta, con tutti i documenti del dossier.
Il mediatore emette un parere entro pochi mesi. Questo parere non vincola le parti, ma viene seguito nella maggior parte dei casi. Oltre, il tribunale civile rimane l’ultima opzione, nel termine di prescrizione di diritto comune.
Agire rapidamente rimane il fattore determinante. Più la contestazione è tempestiva, maggiori sono le possibilità di richiamo di fondi o di rimborso, soprattutto quando le somme non hanno ancora lasciato il circuito bancario europeo.



